Consultori: Negli ultimi due anni 186 chiusi o riaccorpati

1° Rapporto nazionale sui consultori pubblici

A 35 anni dall’istituzione dei consultori il ministero della Salute pubblica il 1° Rapporto nazionale che mette in evidenza carenze e problematicità dei consultori familiari pubblici presenti in Italia che diminuiscono su tutto il territorio e lottano con una cronica carenza di organico che ne limita gli interventi e ne vanifica spesso lo spirito.

I consultori familiari vennero istituiti nel 1975, con la legge 405, con lo scopo di assicurare informazione e assistenza psicologica, sanitaria e sociale per la maternità, la paternità e la procreazione responsabile.

Tre i dati più vistosi che emergono da questa prima indagine sui consultori pubblici esistenti in Italia, il primo è che soltanto in sei Regioni (Piemonte, P.A. Bolzano, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Marche e Sicilia) le Asl hanno un capitolo di bilancio vincolato per l’attività dei consultori familiari, condizione indispensabile per la programmazione economica e progettuale delle attività all’interno dei consultori.

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Affinità 3: analisi sui consultori da Palermo

dal collettivo Malefimmine

Era il 29 luglio 1975 quando con la legge  n° 405 venivano istituiti i consultori. Le finalità di tali strutture (articolo 1 della suddetta legge) dovevano essere  “a)l’assistenza  psicologica e sociale per la preparazione alla maternità ed alla paternità responsabile e per i problemi della coppia e della famiglia, anche in ordine alla problematica minorile; b) la somministrazione dei mezzi necessari per conseguire le finalità liberamente scelte dalla coppia e dal singolo in ordine alla procreazione responsabile nel rispetto delle convinzioni etiche e dell’integrità fisica degli utenti; c) la tutela della salute della donna e del prodotto del concepimento; d) la divulgazione delle informazioni idonee a promuovere ovvero a prevenire la gravidanza consigliando i metodi ed i farmaci adatti a ciascun caso.”

Succede oggi però che da tutte le parti “scese in campo” per governare questo strano Stato Italiano popolato da cittadin* ormai senza diritti, ci sia stato un continuo attacco alla libertà di scelta delle donne e delle coppie eterosessuali, omosessuali, lesbiche, transessuali, queer.

A partire dai referendum sulla “procreazione assistita” abbiamo assistito a ripetuti attacchi alle libertà di scelta delle donne passati  innanzitutto attraverso il tentativo di svilimento delle leggi ( es. legge 194 1978 o 405 1975) che avevano garantito, sebbene in termini relativi, l’affermazione di un principio fondamentale: la tutela della salute della donna INNANZITUTTO, attraverso “la somministrazione di mezzi necessari per conseguire le finalità LIBERAMENTE  scelte dalla coppia o dal singolo in ordine alla procreazione responsabile NEL RISPETTO DELLE CONVINZIONI ETICHE E DELL’INTEGRITA’ FISICA DEGLI UTENTI”. In altri termini si riconosceva finalmente, dopo anni di dure battaglie e lotte, alle donne il potere di scegliere autonomamente sulla propria vita e sulla maternità e spettava loro il diritto di poter accedere alle “informazioni idonee a promuovere ovvero a prevenire la gravidanza consigliando i metodi ed i farmaci adatti a ciascun caso”.

Oggi, nella regione Lazio la ”riforma Tarzia” cerca di colpire in modo diretto i consultori stravolgendone le finalità: non più tutela della donna ed informazione per i problemi sulla sessualità e sulla maternità, ma “sostegno ai servizi alla coppia e alla famiglia solo rispetto al suo COMPITO GENERATIVO,  contribuendo alla preparazione della coppia al matrimonio responsabile, al rispetto della vita fin dal concepimento”!

Medesimi obiettivi ha Cota, Presidente regione Piemonte, il quale propone di “formare il personale qualificato delle associazioni pro-vita che opereranno nelle strutture ospedaliere”.

E nelle altre regioni la situazione non è migliore: l’assenza di fondi erogati da Stato, Regioni e Comuni mette spesso nell’impossibilità di agire tali strutture sanitarie fondamentali. Il tentativo di chiusura di tali avamposti è fin’ora fallito spesso grazie alla resistenza del personale sanitario e sociosanitario che opera nei consultori.

La lotta per l’autodeterminazione delle donne è una lotta che si basa innanzitutto sulla libertà a vivere una sessualità libera a consapevole! Conoscere il proprio corpo, i propri bisogni e desideri è la prima strada verso l’affermazione di noi stesse. E ciò è reso molto difficile in questo momento storico. L’assenza sempre maggiore di strutture pubbliche sui territori è accompagnato da una riproposizione pesante e permanente di stereotipi di donna e di famiglia categoricamente eterosessuale e patriarcale che negli anni abbiamo sempre cercato di distruggere.

Lo stereotipo della donna madre-moglie -angelo del focolare –fattrice, lo stereotipo della donna oggetto sessuale,  vengono con vigore riproposti su tutti gli schermi dai politici e dalle politiche pubbliche e non sono che due facce della stessa medaglia. In ogni caso i ruoli che vengono oggi attribuiti alle donne passano attraverso ciò che la donna rappresenta nell’immaginario machista, riproposto da una cultura maschilista e da istituzioni maschili.

Questa rivisitazione di ruoli e culture, che sapevamo non superate ma speravamo almeno molto indebolite, si affermano per l’appunto attraverso l’annientamento delle strutture pubbliche che hanno il compito di sostenere la donna come soggetto politico e sociale indipendente e autonomo, come consultori e asili nido, ma anche attraverso la divisione tra “sante e puttane” che non ci piace e che ci viene tutti i giorni riproposta!

Le ordinanze sul decoro urbano emanate da comuni e sindaci –sceriffi negli ultimi anni in molte città o il ddl Carfagna del 2008, sono un aspetto preoccupante in questo senso(su 12 grandi città in Italia, 11 hanno adottato tali provvedimenti. Il maggior numero di tali ordinanze ha interessato La Lombardia, la Toscana, l’Emilia Romagna).Il controllo diretto a sanzionare qualsiasi atteggiamento o abbigliamento considerato “trasgressivo” passa attraverso la valutazione e la sanzione non di azioni o comportamenti non giusti, ma di ciò che una persona è e di ciò che una persona rappresenta. E ‘ un controllo diretto ad uniformare sulla “morale” confessionale e patriarcale la società tutta guardando alle differenze e alle eterogeneità  come dei limiti alla “pace sociale”. Non è un caso che tali ordinanze somiglino a leggi adottate nei peggiori regimi nazisti e fascisti che hanno caratterizzato il Novecento.

Ad esempio, per fortuna ancora in attesa di delibera, è un regolamento di polizia urbana, la norma “anti abbigliamento succinto” proposta dal sindaco di  Castellammare di Stabia (Napoli): prevede che alla polizia municipale sia demandato il ruolo di “misurare” la lunghezza delle gonne delle donne. Tali ordinanze  misurano sui centimetri delle nostre gonne quali comportamenti siano accettabili o meno! Da questa valutazione alla legittimazione della violenza di genere il passaggio è pericolosamente molto breve! Non dimentichiamo che solo dal 1996 nel nostro paese la violenza sessuale è valutata violenza contro la persona e non contro la morale. E rispetto a questo il decreto antistupro, ad esempio, rappresenta un passo indietro. La strumentalizzazione della violenza maschile sulle donne ha avuto un doppio obiettivo repressivo:

a)      Creare l’immagine dell’immigrato pericoloso stupratore contro cui fare battaglia legislativa (e non solo se si pensa alle ronde);

b)      Creare un’immagine raccapricciante delle donne, dipinte come esseri indifesi da tutelare, con nessuna capacità di reazione e di analisi politica. Da questo viene il decreto antistupro (Decreto Legge 23 febbraio 2009 n.11) il cui fine dichiarato dal governo è “assicurare una maggiore tutela della sicurezza della collettività a fronte dell’allarmante crescita degli episodi collegati alla violenza sessuale attraverso un sistema di norme finalizzate al contrasto dei delitti  di violenza sessuale e ad una più concreta tutela delle vittime dei suddetti  reati, all’introduzione di una disciplina organica in materia di atti persecutori, ad una più efficace disciplina dell’espulsione e del respingimento degli immigrati irregolari, ad un più articolato controllo del territorio”( per un’analisi del decreto ) . Quindi di nuovo la violenza  diventa un problema esclusivamente di tutela della sicurezza pubblica e non viene analizzata rispetto alle cause scatenanti. Inoltre nel decreto si parlava di esclusiva violenza sessuale, ma non si proponeva  di affrontare il problema della violenza più diffusa ( colpisce il 70% donne) che è quella domestica.

Rispetto a quanto detto dunque non riusciamo a cogliere alcuna differenza tra chi commette una qualsiasi forma di violenza sulle donne e chi ci vuole privare di tutti quegli avamposti pubblici che ci hanno accompagnato nel nostro lungo percorso di autodeterminazione.

La violenza maschile sulle donne è frutto della stessa cultura che trasforma i consultori in avamposti sanitari che hanno come scopo la cura del concepito e della donna solo in quanto madre. La violenza maschile sulle donne è la riduzione della donna da soggetto a oggetto rispondente solo ad aspettative e voleri imposti da altri.

Viviamo in uno Stato che ogni giorno promuove politiche “femminicide” [i] senza valutare i costi che tali politiche hanno per noi.

Gli atti di vandalismo al consultorio Danisinni rispondono alla stessa logica!

Esprimendo la nostra solidarietà alle/agli  operatrici/operatori dei Danisinni, ribadiamo  il nostro impegno contro le politiche sessiste di questo Stato  e la nostra lotta per l’autodeterminazione delle donne.

[i] Per femminicidio si intende qualsiasi violenza sulle donne in quanto donne, e per questo essa non dipende né dal passaporto, né dalla religione, né dalla situazione economica, ma è una violenza esercitata sulle donne dagli uomini, dalla cultura dominante (che è maschile), dalla società,da istituzioni e legislazioni che sono frutto della cultura patriarcale! Trattasi della costante situazione di discriminazione a cui le donne sono sottoposte dalle famiglie ai luoghi di lavoro, dalle concrete azioni quotidiane alle limitazioni poste alla nostra libertà di scelta.

Per info: malefimmine@gmail.com

comunicato stampa

FURTO E ABBANDONO AL CONSULTORIO DANISINNI

Gravissimo il furto avvenuto questa stamattina(25 ottobre) nei locali del consultorio di Danisinni situato all’interno dell’edifico di proprietà comunale ove è situato anche l’asilo nido Galante, chiuso dal 2007 per una ristrutturazione ancora di là da venire.”Intendo denunciare con forza lo stato di abbandono di questi cittadini ‘sfortunati’ che vengono privati di un sevizio essenziale importantissimo  – spiega Antonella Monastra, gruppo Un’altra Storia – ma che sono sopratutto oggetto di un vergognoso disinteresse dell’Amministrazione comunale. Le donne del quartiere non hanno già più una risorsa fondamentale come l’asilo nido e viene coinvolto oggi un servizio sanitario dell’Asp , il consultorio, che svolge una intensa ed efficace attività di prevenzione e di supporto sia in ambito sociale che in ambito sanitario.Sarebbe gravissimo se l’Asp,infatti, ritenendo il consultorio a rischio di ulteriori aggressioni volesse chiudere questa struttura, presidio istituzionale importantissimo in un’area così degradata.Chiedo conto al Sindaco della tutela dei minori che a causa del fermo dei progetti finanziati con la legge 285 del 97 vengono lasciati a se stessi e in balìa di ogni possibile forma di devianza.” 25 ottobre 201

ANTONELLA MONASTRA

Affinità 2: chi è e cosa fa il Movimento per la vita

In Piemonte, da infoaut

Assalto a una donna per aver usato la Ru486 (qui).

E, a proposito del Movimento per la Vita, comunicato del laboratorio Sguardi Sui Generis

Dall’attacco del governatore contro la ru486 alle violenze del Movimento per la vita.
E’ giunta l’ ora di far saltare i patti!

La testimonianza che oggi appare sulle colonne del quotidiano” La Repubblica” è di quelle che fanno star male e sembrano farci tornare a epoche buie fatte di caccia alle streghe e roghi, dove queste erano –e sono- soprattutto donne che non accettano di farsi normare e gerarchizzare da nuovi controllori e vecchie inquisizioni…

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Consultori in croce

da Micromega

Da centri di consulenza psicosanitaria per l’autodeterminazione delle donne a strutture per affossarla. È quanto sta cercando di realizzare alla Regione Lazio la neoletta Olimpia Tarzia con un’iniziativa di legge che aggira la legge nazionale e prevede un’infornata di esponenti del Movimento per la vita.

di Maria Mantello

Alla Regione Lazio è stata presentata una proposta di legge (n°21, 26 maggio 2010) per la “Riforma e riqualificazione dei consultori familiari”. Prima firmataria e relatrice è la consigliera Olimpia Tarzia, neoletta nel blocco Polverini, e che è assurta a notorietà per aver contribuito al fallimento nel 2005 del referendum per l’abrogazione della legge 40 sulla fecondazione assistita. La contestata legge che sacralizza l’embrione, e che attualmente è in smantellamento per diverse sentenze dei Tar.

L’on. Tarzia, coniugata e madre di tre figli, è insegnante di Matematica alla scuola media statale del Convitto Nazionale Vittorio Emanuele II di Roma, nonché docente all’Università Europea di Roma (struttura cattolica riconosciuta dallo Stato) dove tiene corsi di Bioetica, in cui si è specializzata all’Università cattolica della capitale. Ma ancora tanti sono gli impegni didattici della signora alle dipendenze del Vaticano: corsi per suore novizie all’USMI (Unione Superiori Maggiori d’Italia), per insegnanti di religione cattolica alla Pontificia Università Lateranense, per ragazzi inseriti nei progetti per la Pastorale giovanile.

Una vita intensa, la sua, a difesa della “Vita” secondo intenti e i precetti della Chiesa curiale: per stoppare anticoncezionali e interruzione volontarie di gravidanza. E per questo è tra i fondatori del Movimento per la Vita ed è impegnata con ruoli dirigenziali anche nella Confederazione Italiana Consultori Familiari di Ispirazione Cristiana. Inoltre, si è fatta paladina di quel “nuovo femminismo”, lanciato da Giovanni Paolo II, che si prefigge di soppiantare e svuotare di significato quello vero, a tutto vantaggio della riproposizione del ruolo ancillare della donna fattrice, dedita all’accudimento comunque «per natura». Perché per questo sarebbe stata “creata”. Come ribadisce anche l’ultima stesura del catechismo cattolico, curato e voluto da Giovanni Paolo II, di cui sono noti gli anatemi contro l’aborto, che non si sono arrestati neppure dinanzi alle donne rimaste incinte a seguito di stupro.

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Contributi

Alcune informazioni dal blog Black’n White Days:

* numeri d’emergenza per la pillola del giorno dopo

* RU486: una storia a puntate sulla pillola più controversa d’Italia [1, 2, 3]

La parte sulla Ru è molto interessante, visto che si tratta di una critica anche alle teorie della Tarzia, da un punto di vista anche strettamente medico.

Abbiamo aggiunto tra i widget anche quello da cui firmare la petizione online contro la legge.

LAZIO, LA REGIONE ETICA

Indice

Il confronto con la legge nazionale

Reminescenze fasciste

Declamazioni ed obiettivi

Il testo nel dettaglio

Corpi in ostaggio

Problemi giuridici

La proposta di legge regionale “Riforma e riqualificazione dei consultori familiari” presentata da Tarzia e altri 39 firmatari (quattro PD) ridisegna la fisionomia dei consultori nel Lazio, ma ha in realtà ben altra ambizione: quella di rifondare i rapporti fra il pubblico potere e gli individui, e quelli fra l’ente pubblico e le formazioni sociali intermedie,  assegnando rilevanza pubblicistica a famiglie e associazioni, secondo un progetto che prelude all’avvento di un’era nuova – anzi vecchia, ma in pieno revival: l’era della Regione Etica.

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