E’ di qualche giorno fa la sconcertante notizia della bocciatura del ricorso al Tar presentato contro la Delibera della Giunta regionale che prevede l’ingresso dei volontari del movimento per la vita all’interno dei consultori; ma ancor più assurde sono le vergognose motivazioni con le quali esso è stato respinto. Così recita infatti un estratto della sentenza del tribunale regionale piemontese: ”Le donne non hanno interesse a ricorrere perchè né gravide né già madri”.
Con queste poche parole viene negata qualsiasi forma di autodeterminazione e possibilità di giudizio; come se per essere sicure di voler praticare un’interruzione di gravidanza sia necessario aver avuto almeno un’esperienza di maternità e quindi ”essere consapevoli” della propria scelta.
Non riusciamo a spendere più di qualche riga per commentare queste labili motivazioni che inquadrano la figura della donna sotto un aspetto esclusivamente riproduttivo e la ritraggono come un soggetto privo di autonomia.
Qualcosa di più si potrebbe invece aggiungere su ciò che questa sentenza sta putroppo mettendo in luce; un disegno molto più ampio che comprende diverse regioni italiane, dalla Lombardia al Lazio, e che sfocia in un progetto unitario pronto a riversare nelle nostre città svariati movimenti e volontari pro-vita.
Un’altra incredibile invenzione accompagna poi la Delibera; lo stanziamento di un fondo mensile di 250 euro per le donne che rinunciano all’interruzione di gravidanza, fondo che le madri potranno ”spendere secondo le necessità concordate con il consultorio”. Un fondo che, in tempo di crisi e con tagli alle politiche sociali e ai servizi pubblici causati dalla mancanza di denaro, risuona bizzarro alle orecchie dei più.
Se il governatore leghista Roberto Cota insieme alla vice-capogruppo del Pdl Augusta Montaruli non possono che commentare positivamente il fatto che il loro cammino in difesa della vita possa proseguire, noi sottolineiamo ancora una volta come il loro operato all’oggi sia la più estrema delle violenze sul corpo delle donne e che non sarà la bocciatura del ricorso a farci fermare; scenderemo in piazza per ribadirlo l’8 marzo, così come ogni giorno, senza smettere mai di lottare.

Il 25 novembre è la giornata internazionale contro la violenza sulle donne.

Nel nostro paese e in tutto il mondo la violenza contro le donne è all’ordine del giorno: stupri, violenze domestiche, assassinii. Questa condizione è acuita dentro il contesto di crisi.
Abbiamo deciso di aderire all’appello Occupypatriarchy, una chiamata che nasce all’interno dello spazio pubblico aperto negli ultimi mesi dal movimento Occupy Wall Street. WE ARE THE 99%, slogan delle mobilitazioni statunitensi, non sta a indicare uno spazio liscio ed omogeneo, ma al contrario trae la sua forza dalle differenti striature di colore, genere e condizione che lo fanno vivere.
Le donne con il loro lavoro suppliscono alla crisi economica e a quella politica. Un recente rapporto Istat mostra come il “nuovo sistema di Welfare” abbia a che vedere direttamente con il lavoro femminile non retribuito: come siano, cioè, le nonne a sostituire gli asili nido, le figlie a sostenere il peso dei genitori anziani, le madri ad occuparsi dei figli, e come, in altre parole, il taglio ai fondi per i servizi sociali significhi il trasferimento di compiti e fatica sulle donne.
La violenza sulle donne è frutto di un sistema fondato sulla sopraffazione maschile. In tempi di austerity la parità tra i sessi sembra diventare un di “bene di lusso”. Quando i governi propongono politiche di conciliazione vita-lavoro legittimano, di fatto, il principio per cui una donna deve svolgere più lavori contemporaneamente: precari e senza garanzie nel mercato del lavoro “ufficiale”, senza retribuzione e diritti nella sfera privata. Questa è violenza travestita da austerity!
La crisi attacca ogni possibilità di autodeterminazione, mettendo in discussione la libertà di scelta. Ed è proprio su questa che è stato sferrato l’attacco: l’intento della Proposta di Legge Tarzia è quello di cancellare l’esperienza dei consultori, intesi come strutture sanitarie laiche, adibite alla tutela della salute della donna. Mettendo direttamente in discussione la legge 194 sull’aborto, i consultori vengono proposti come centri per la tutela del concepito e della famiglia, togliendo di fatto qualsiasi centralità all’autonomia delle donne e consentendo l’accesso a figure non qualificate del mondo cattolico. Il “caso Lazio” è in questo senso emblematico e si configura come laboratorio per legittimare lo smantellamento del Welfare su scala complessiva. Quello dei consultori è, tra gli altri, un terreno di conflitto sul quale bisogna insistere, soprattutto con il governo Monti, in odor di sacrestia, per difendere il diritto alla salute e all’autodeterminazione della donna.

Occupyamo spazi per reinventare la democrazia! I nostri corpi non sono titoli di Stato!
LA VITA SIAMO NOI!

Appuntamento Venerdì 25 novembre ore 14.00 scalinata di Piazza di Spagna

Immagine da zero illustrazioni.

dal blog di Medea

Attendevamo dall’8 giugno scorso, data dell’udienza del TAR Piemonte in merito al ricorso presentato contro la Delibera Ferrero dalla Casa delle Donne di Torino e dall’associazione Activa Donna, udienza accompagnata da un presidio organizzato da tutti i gruppi, i collettivi e le donne che si erano mobilitate, a partire dall’autunno 2010 contro quest’ennesimo attacco al diritto all’autodeterminazione di sé, del proprio corpo e delle proprie scelte…attendevamo scandendo i giorni, al massimo quarantacinque, entro i quali il Tar si sarebbe dovuto pronunciare, contandoli e temendo che, come spesso accade, la sentenza arrivasse nel mese di agosto, sicuramente periodo non facile per organizzarsi, trovarsi, immaginare ulteriori mobilitazioni. Attendevamo e finalmente, venerdì 15 luglio, nel pomeriggio, è arrivata la notizia: il ricorso è stato accolto e la sentenza ha annullato il Protocollo della Giunta della Regione Piemonte proprio nella parte in cui prevede che a stipulare apposite convenzioni con le ASL per ottenere il via libera all’ingresso nei consultori pubblici, nell’ambito del percorso sanitario di interruzione volontaria di gravidanza, fossero unicamente le associazioni che nello statuto costitutivo recassero il requisito della difesa della vita sin dal concepimento.

Non abbiamo ancora avuto la possibilità di leggere la sentenza per intero e le sue motivazioni, ma riteniamo di poter fare alcune considerazioni, nella certezza che questo pronunciamento costituisca un segnale importante ma non il punto finale di un impegno a tutto tondo che dovrà continuare, sia per quanto riguarda consultori e salute della donna sia per tutto quanto attiene la sfera della sanità pubblica in Piemonte.

Un primo elemento ha a che fare con la Delibera stessa, con la sua eventuale riscrittura e ripresentazione, come peraltro già affermato a caldo dopo la sentenza del Tar dall’assessore leghista Elena Maccanti, per la quale l’impegno della Giunta Cota non può che continuare nel segno della difesa della vita, sottintendendo ancora una volta che, evidentemente, le donne stanno dalla parte della morte… si paga ciecamente, ostinatamente dazio ai propri alleati elettorali, per lo meno quelli non penalmente perseguibili.

Un altro dato oggetto di riflessione, parziale, dal momento che attendiamo di leggere le motivazioni, sta nella sentenza stessa, che ha ritenuto lesiva della legge 194 l’introduzione dei volontari del movimento per la vita nei consultori pubblici piemontesi, e questo ci pare interessante perché di senso fortemente ed essenzialmente politico, oltreché pericoloso scenario denunciato ripetutamente dalle donne in tutti questi mesi di mobilitazione: si sta/va consentendo l’ingresso nei luoghi della salute delle donne a soggetti che fanno della propaganda contro l’aborto, la contraccezione d’emergenza, la sessualità consapevole i punti cardine della propria attività.

Infine, una considerazione: in materia di servizi, sanità e salute dei cittadini e delle cittadine la Giunta Cota ha operato, come da copione, sul doppio binario ben noto: da una parte, alla luce del sole, svendita del Welfare pubblico, tagli di personale, smantellamento di strutture e presidi, il tutto sbandierato, come sempre, per razionalizzazione degli sprechi e miglioramento delle prestazioni, dall’altra, semplicemente, i propri interessi economici e politici… Caterina Ferrero, ricordiamolo, ex assessore alla sanità e firmataria della Delibera, è agli arresti domiciliari dal 15 giugno scorso.

Roberto Cota, eletto con i voti dei parenti e degli amici di Michele Giovine, condannato per le false firme della lista Pensionati per Cota… Caterina Ferrero, in manette per aver pilotato le gare d’appalto a favore di chi le aveva garantito il consenso…che cosa pretendete di imporre alle donne?

Quali sono i valori etici e di solidarietà sociale in nome dei quali, secondo quanto pubblicato sul sito ufficiale della Regione Piemonte, vi siete ispirati per azioni e interventi all’interno dei consultori?

Non è il Tar che vi dà, e darà, la risposta, ma le donne.

***

Qui di seguito il comunicato della Casa delle donne di Torino:

In data 15 luglio, il TAR Piemonte ha pronunciato  sentenza di accoglimento del ricorso promosso dalla Casa delle Donne di Torino, con le avvocate Mirella Caffaratti e Arianna Enrichens contro la Delibera della Giunta Regionale piemontese, che introduce i volontari del Movimento per la Vita nei Consultori, nell’ambito del percorso sanitario dell’IVG.

La sentenza, con ampia motivazione, ha annullato il Protocollo della Giunta Regionale piemontese, nella parte in cui   prevede la possibilità di ammettere alle convenzioni con le ASL  unicamente le associazioni che possiedano nel proprio statuto il requisito della “difesa della vita fin dal concepimento”.
Si trattava, all’evidenza, di un requisito illegittimo, discriminatorio e per nulla coerente con il percorso sanitario dell’interruzione volontaria di gravidanza. La Casa delle Donne, tutte le associazioni di donne di Torino e le donne Cgil che hanno sostenuto il ricorso,  esprimono viva soddisfazione per la sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale e confidano che la Regione Piemonte si conformi al dettato della sentenza del Tar.
Casa delle Donne di Torino

 

di Lisa Canitano

L’attuazione della Legge regionale del Piemonte firmata da Ferrero è stata bloccata dal Tar del Piemonte per motivi di incostituzionalità. La legge prevedeva, e tuttora prevede, se riprenderà il suo cammino, che si stipulino delle convenzioni (che significa pagare dei privati per servizi resi allo Stato) con il Movimento per la Vita perchè dei membri di quest’associazione, che non si possono definire volontari a questo punto, entrino nei consultori e parlino con le donne che richiedono un’interruzione della gravidanza, fin dal primo momento.

Quest’associazione ha nel suo statuto la lotta alla legge 194/78, ed è quindi evidente qual’è lo scopo di parlare con le donne, non certo ascoltarle, in un momento così difficile.

Le donne, come tutti i cittadini, hanno facoltà di incontrare i movimenti confessionali quando vogliono. Possono andare in chiesa, parlare con il parroco, andare nei centri d’ascolto, nei centri per la vita. Hanno però anche a loro disposizione lo Stato laico, nel senso che rispetta tutti i modi di pensare e tutte le ideologie, nell’ambito delle leggi del nostro paese.

E’ chiaro che questa presenza imposta corrisponde in pieno all’attacco generale da parte delle forze oscurantiste ai diritti elementari di gestione del proprio corpo delle cittadine e dei cittadini italiani.
Non una battaglia amica delle donne, che cerchi di aiutarle a trovare lavoro quando restano incinta, se desiderano tenere il bambino. Non un’iniziativa che magari volontariamente vada a casa ad aiutarle quando sono oberate dalle faccende, dalla mancanza di scuole materne, dagli anziani da badare.

Le leggi che il centrodestra vara ribadiscono che deve essere la famiglia (leggi la donna) a guardare i bambini, assistere i malati, seguire gli anziani.

Se la donna non lavora tanto meglio, ha già così tanto da fare. E, dulcis, anzi amaro in fondo, se resta incinta per errore e cerca di interrompere la gravidanza perchè i figli che ha sono già troppi, oppure non ne vuole, o vuole finire di studiare, o ha problemi sul lavoro, o insomma, sono affari suoi, ecco che un aderente del Movimento per la Vita, pagato con i soldi pubblici, le ricorda che è peccato mortale e che non lo deve fare, piuttosto lo deve dare in adozione, peccatrice pentita, come le ragazze che, dopo essere state dichiarate perdute, stavano in specie di celle al Buon Pastore di Roma, che in modo simbolico oggi è la sede della Casa Internazionale delle Donne.

Le donne sono costrette a lottare, ancora una volta, per il loro diritto all’autogestione, per sottrarsi a chi chiede il controllo del loro corpo e possibilmente anche della loro mente.

Sarà un caso se i canali Mediaset battono in maniera così ostinata sui miracoli, tanto da fare delle dispense periodiche sulle apparizioni della Madonna?

Forse la religione non è l’oppio dei popoli, e certo ognuno ha diritto alle proprie posizioni spirituali, ne siamo convinti. Però a volte rischia di diventare l’olio di ricino delle donne.

Pubblichiamo questo articolo che potete trovare sul blog del gruppo di donne Me-Dea di Torino.

Dopo che il Consiglio Superiore di Sanità ha espresso parere favorevole in merito all’introduzione in Italia di EllaOne, la cosidetta pillola dei cinque giorni dopo, Eugenia Roccella, sottosegretaria alla Salute, ha già posto il primo “paletto” al suo utilizzo..

Questa storia ci suona familiare… buona lettura.

(more…)

dal blog delle Ribellule

Dopo 11 mesi di mobilitazioni e contestazioni contro la Proposta Regionale di Legge Tarzia che: -vuole privatizzare i consultori -inserire all’interno di essi il Movimento per la Vita e associazioni pro-life -sviluppare un percorso labirintico e senza privacy per le donne che decidono di praticare l’interruzione volontaria di gravidanza -che mette al centro dell’attenzione la famiglia e non più la donna e la sua salute Vogliamo mandare un messaggio a tutte le città, comuni, provincie e regioni del territorio! La Tarzia ha intenzione di esportare questo modello nelle altre regioni, dato che ha dei problemi a muoversi in questa città dove c’è un moviemento che contesta ed è attento a tutte le sue iniziative! Per questo chiediamo a tutte le donne, precarie, mamme, studentesse di tenersi pronte agli avvistamenti… Acchiappate la Olimpia Tarzia con ogni mezzo necessario!

Dopo cinque giorni di occupazione stiamo ancora resistendo e vivendo nella  ex scuola elementare “Giulio Verne” (in via dei Tordi 38) !! Lo stabile che abbiamo liberato sabato 14 maggio è infatti una scuola che, fino a due anni fa, era frequentata dai bambini e bambine del quartiere. Poi il Comune di Roma ha deciso che non c’erano più bambini e che la scuola poteva essere chiusa. I bambini però ci sono ancora, se è vero che, lo scorso dicembre, il comune ha espresso la volontà di concedere lo stabile ai privati per trasformarlo nell’ennesima scuola privata.

Noi rifiutiamo la logica della privatizzazione degli spazi pubblici, la loro messa a profitto a favore di speculatori e interessi privati.

Per questo l’abbiamo occupata, per sviluppare al suo interno il nostro progetto socio-abitativo.
Da sempre le donne sono determinanti e determinate all’interno della lotta per abitare.
Scegliamo!

Ci prendiamo una casa per tutte, uno spazio che risponda al nostro bisogno di casa con la nostra specificità: vivere il nostro quotidiano tra donne.  Casaliberatutte è la soluzione che abbiamo scelto, per reagire  alla crisi che ci vorrebbe lavoratrici ed allo stesso tempo madri a casa .

Questa casa è l’autodeterminazione che mettiamo in pratica per far fronte alla mancanza  di questo stato  e dei servizi sociali che ci  dimostrano la loro inefficenza e incapacità nel rispondere ai bisogni delle donne.

Le case-famiglia sono strutture non accoglienti costrittive e solo un tampone temporaneo.Come le case rifugio per chi lotta per uscire dalla spirale della violenza.

Vogliamo costruire spazi autogestiti in cui sostenere e reinventare le nostre esistenze.
Una casa dove autodeterminare e reinventare la nostra vita giorno dopo giorno, libere da ricatti economici, politici, culturali, familiari.

Una casa aperta al quartiere e alla città, dove intrecciare percorsi di lotta e di vita differenti, e costruire reti di solidarietà, informazione e resistenza. La fisicità di un luogo e la possibilità di sperimentazione sociale collettiva contro le logiche autoritarie sono centrali per i percorsi di rafforzamento e di autonomia delle donne.

GIOVEDì – 19 MAGGIO – ORE 14.30
PRESIDIO SOTTO L’ASSESSORATO PER LA CASA
via della moletta
dietro il mercato di garbatella


 

 

 

 

 

 

 

QUI trovi la raccolta di adesioni per CASALIBERATUTTE … firma anche tu!

Esprimiamo solidarietà e sostegno alle donne che sabato 14 maggio hanno occupato a Torre Maura, in via dei Tordi 38, la ex scuola elementare “Giulio Verne”, dismessa da oltre un anno e promessa dal Comune di Roma ai privati.

Nella completa carenza di spazi per le donne, in particolare per le tante colpite dalla violenza domestica, l’occupazione “Casaliberatutte” – e il suo progetto socio-abitativo -, rappresenta una risposta concreta all’emergenza abitativa e una speranza per il futuro di tutte le donne della capitale.

10-100-1000 CaseLiberaTutte!
Centro Donna L.I.S.A.
Collettivo femminista Le Rosse
Mfpr
Collettivo femminista Magliana
Centrodonna Lilith Latina
Collettivo di femministe e lesbiche La Mela di Eva
Martedì Autogestito da Femministe e Lesbiche
GLF-GRUPPO DI LAVORO FEMMINISTA-ROMA contro i Cie e contro il controllo sociale
Casa delle donne Lucha y Siesta
Collettivo femminista universitario Le Facinorosse
donne daSud
collettivo le ribellule
l’assemblea delle donne roma nord
infosex

 

 

 

 

 

 

 

 

NB: chi vuole può aderire a questo comunicato per sostenere l’occupazione di Torre Maura, raccogliamo le adesioni.

E se la vita ce la reinventassimo veramente?

CasaLiberaTutte
da oggi, 14 maggio 2011, è nostra!

Siamo disoccupate e precarie, studentesse e insegnanti, donne e
lesbiche, ragazze e , bambini/e, siamo nate e cresciute qui o molto
lontano da qui.

Così reagiamo alla crisi che vorrebbe ridurci a lavorare e basta, per
pagare affitti insostenibili, facendo i salti mortali per arrivare alla
fine del mese.

Scegliamo e ci prendiamo una casa per tutte, uno spazio che risponda al
nostro bisogno di casa, di calore, di condivisione, di lotta, di
creatività, di gioia.

Una casa per reagire all’imposizione eterosessista e patriarcale e
riprenderci una vita libera.

Una casa in cui ci sia spazio per l’immaginazione e il sapere delle
donne e delle lesbiche.

Una casa dove autodeterminare e reinventare la nostra vita giorno dopo
giorno, libere da ricatti economici, politici, culturali, familiari.

Una casa aperta al quartiere e alla città, dove intrecciare percorsi di
lotta e di vita differenti, e costruire reti di solidarietà,
informazione e resistenza.

Una casa sociale di donne di paesi e culture diverse che sperimentano
insieme la forza e la bellezza dell’incontro, dello scambio e della
crescita comune.

Ci siamo incontrate all’interno del progetto Sportello Donna del
Volturno Okkupato, che è uno spazio autogestito al femminile, voluto e
sostenuto da donne che lottano per il diritto alla casa, contro la
violenza maschile, contro la lesbofobia e per l’autodeterminazione della
salute e della proprie scelte di vita.

All’interno di questo progetto è maturata sempre di più la
consapevolezza della necessità di costruire insieme uno spazio separato
di donne, per liberarci dalle sopraffazioni sia materiali che
immateriali nelle quali le dinamiche di potere ci costringono.

Confrontandoci sulle nostre diverse esperienze abbiamo preso coscienza
delle nostre diversità, dal vissuto delle donne all’interno delle
occupazioni delle case a quello delle donne, femministe e lesbiche che
abitano sedi politiche separatiste, ma anche della forza della socialità
tra donne, e di quanto questa forza sia determinante nei percorsi di
cambiamento dei rapporti di potere con gli uomini.

La fisicità di un luogo e la possibilità di sperimentazione sociale
collettiva contro le logiche autoritarie sono centrali per i percorsi di
rafforzamento e di autonomia delle donne. I luoghi di donne in questa
città si contano sulle dita di una mano: alcuni sono sempre più stretta
dalla morsa della raccolta di fondi per fare fronte alle insostenibili
spese di affitto; mentre altri spazi occupati autogestiti sono
sottoposti a minacce di sgombero o ricattati da logiche legaliste che
vogliono la monetizzazione delle nostre esperienze.

Vogliamo un luogo dove possano dialogare differenti pratiche di vita,
dove ognuna possa sperimentarsi nella composizione fantasiosa della
propria esistenza, più libera dai ricatti di padri e padroni e dai
compromessi sulla propria pelle.

Vogliamo un luogo che possa sottrarci sia al ricatto economico, sia
alle dinamiche di potere familiare; un luogo in cui sperimentarci nella
costruzione quotidiana di rapporti tra donne in un percorso di
autoconsapevolezza ed espressione dei nostri desideri; un luogo in cui
rafforzare la nostra autonomia e autodeterminazione.

La casa è un nostro bisogno, uno spazio per tutte è un nostro
desiderio, l’autodeterminazione è una nostra scelta di esistenza!

Invitiamo tutte le donne, le lesbiche, le ragazze, le bambine della
città a venirci a trovare e condividere con noi questa esperienza.

CasaLiberaTutte
Via dei Tordi 38, Torre Maura, Roma

Trenino Roma-Pantano direzione Giardinetti oppure 105, fermata Torre
Maura

casaliberatutte@gmail.com

 

da Repubblica Torino:

Donne contro il Movimento per la vita
La contestazione apre il Salone
Spintoni e schiaffi al padiglione tre dove era in corso un dibattito promosso dal movimento per la vita. La polizia ha allontanato un gruppo di ragazze del collettivo universitario autonomo
di OTTAVIA GIUSTETTI

Donne contro il Movimento per la vita La contestazione apre il Salone

La contestazione cotro il Movimento per la vita apre il Salone de Libro al Lingotto. Rimandato al pomeriggio l’appuntamento con il ministro dei Beni Culturali Giancarlo Galan, un gruppo di donne ha raggiunto lo spazio autori del padiglione 3 e ha srotolato uno striscione di contestazione contro il Movimento per la Vita che proprio lì ha il suo spazio espositivo e che stavano parlando sul palco. Gli attivisti hanno immediatamente tentato di mandarle via a spintoni e schiaffi ma le ragazze hannno continuato a gridare i loro slogan. “Giù le mani dai consultori – è scritto nel volantino – la giunta regionale ha approvato il protocollo per il miglioramento del percorso assistenziale per la donna che richiede l’interruzione di gravidanza”. La Regione Piemonte, con il neo presidente Roberto Cota, ha di fattoto portato gli attivisti del Movimento per a vita dentro agli ospedali. I volontari saranno i primi interlocutori delle donne che si recheranno in ospedale con la volontà di abortire e il protocollo è stato fortemente discusso in una regione come il Piemonte che per prima in Italia ha autorizzato la sperimentazione della RU486, la pillola abortiva.

Gli uomini della digos, intervenuti dopo pochi minuti al Salone hanno tentato di convincere il gruppo di donne del Collettivo autonomo universitario e alla fine hanno chiamato degli agenti che hanno “accompagnato”” le ragazze fuori dal padiglione.

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