[Piemonte] Delibera Ferrero bocciata!

dal blog di Medea

Attendevamo dall’8 giugno scorso, data dell’udienza del TAR Piemonte in merito al ricorso presentato contro la Delibera Ferrero dalla Casa delle Donne di Torino e dall’associazione Activa Donna, udienza accompagnata da un presidio organizzato da tutti i gruppi, i collettivi e le donne che si erano mobilitate, a partire dall’autunno 2010 contro quest’ennesimo attacco al diritto all’autodeterminazione di sé, del proprio corpo e delle proprie scelte…attendevamo scandendo i giorni, al massimo quarantacinque, entro i quali il Tar si sarebbe dovuto pronunciare, contandoli e temendo che, come spesso accade, la sentenza arrivasse nel mese di agosto, sicuramente periodo non facile per organizzarsi, trovarsi, immaginare ulteriori mobilitazioni. Attendevamo e finalmente, venerdì 15 luglio, nel pomeriggio, è arrivata la notizia: il ricorso è stato accolto e la sentenza ha annullato il Protocollo della Giunta della Regione Piemonte proprio nella parte in cui prevede che a stipulare apposite convenzioni con le ASL per ottenere il via libera all’ingresso nei consultori pubblici, nell’ambito del percorso sanitario di interruzione volontaria di gravidanza, fossero unicamente le associazioni che nello statuto costitutivo recassero il requisito della difesa della vita sin dal concepimento.

Non abbiamo ancora avuto la possibilità di leggere la sentenza per intero e le sue motivazioni, ma riteniamo di poter fare alcune considerazioni, nella certezza che questo pronunciamento costituisca un segnale importante ma non il punto finale di un impegno a tutto tondo che dovrà continuare, sia per quanto riguarda consultori e salute della donna sia per tutto quanto attiene la sfera della sanità pubblica in Piemonte.

Un primo elemento ha a che fare con la Delibera stessa, con la sua eventuale riscrittura e ripresentazione, come peraltro già affermato a caldo dopo la sentenza del Tar dall’assessore leghista Elena Maccanti, per la quale l’impegno della Giunta Cota non può che continuare nel segno della difesa della vita, sottintendendo ancora una volta che, evidentemente, le donne stanno dalla parte della morte… si paga ciecamente, ostinatamente dazio ai propri alleati elettorali, per lo meno quelli non penalmente perseguibili.

Un altro dato oggetto di riflessione, parziale, dal momento che attendiamo di leggere le motivazioni, sta nella sentenza stessa, che ha ritenuto lesiva della legge 194 l’introduzione dei volontari del movimento per la vita nei consultori pubblici piemontesi, e questo ci pare interessante perché di senso fortemente ed essenzialmente politico, oltreché pericoloso scenario denunciato ripetutamente dalle donne in tutti questi mesi di mobilitazione: si sta/va consentendo l’ingresso nei luoghi della salute delle donne a soggetti che fanno della propaganda contro l’aborto, la contraccezione d’emergenza, la sessualità consapevole i punti cardine della propria attività.

Infine, una considerazione: in materia di servizi, sanità e salute dei cittadini e delle cittadine la Giunta Cota ha operato, come da copione, sul doppio binario ben noto: da una parte, alla luce del sole, svendita del Welfare pubblico, tagli di personale, smantellamento di strutture e presidi, il tutto sbandierato, come sempre, per razionalizzazione degli sprechi e miglioramento delle prestazioni, dall’altra, semplicemente, i propri interessi economici e politici… Caterina Ferrero, ricordiamolo, ex assessore alla sanità e firmataria della Delibera, è agli arresti domiciliari dal 15 giugno scorso.

Roberto Cota, eletto con i voti dei parenti e degli amici di Michele Giovine, condannato per le false firme della lista Pensionati per Cota… Caterina Ferrero, in manette per aver pilotato le gare d’appalto a favore di chi le aveva garantito il consenso…che cosa pretendete di imporre alle donne?

Quali sono i valori etici e di solidarietà sociale in nome dei quali, secondo quanto pubblicato sul sito ufficiale della Regione Piemonte, vi siete ispirati per azioni e interventi all’interno dei consultori?

Non è il Tar che vi dà, e darà, la risposta, ma le donne.

***

Qui di seguito il comunicato della Casa delle donne di Torino:

In data 15 luglio, il TAR Piemonte ha pronunciato  sentenza di accoglimento del ricorso promosso dalla Casa delle Donne di Torino, con le avvocate Mirella Caffaratti e Arianna Enrichens contro la Delibera della Giunta Regionale piemontese, che introduce i volontari del Movimento per la Vita nei Consultori, nell’ambito del percorso sanitario dell’IVG.

La sentenza, con ampia motivazione, ha annullato il Protocollo della Giunta Regionale piemontese, nella parte in cui   prevede la possibilità di ammettere alle convenzioni con le ASL  unicamente le associazioni che possiedano nel proprio statuto il requisito della “difesa della vita fin dal concepimento”.
Si trattava, all’evidenza, di un requisito illegittimo, discriminatorio e per nulla coerente con il percorso sanitario dell’interruzione volontaria di gravidanza. La Casa delle Donne, tutte le associazioni di donne di Torino e le donne Cgil che hanno sostenuto il ricorso,  esprimono viva soddisfazione per la sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale e confidano che la Regione Piemonte si conformi al dettato della sentenza del Tar.
Casa delle Donne di Torino

 

[Piemonte] Tar boccia movimenti pro-life

di Lisa Canitano

L’attuazione della Legge regionale del Piemonte firmata da Ferrero è stata bloccata dal Tar del Piemonte per motivi di incostituzionalità. La legge prevedeva, e tuttora prevede, se riprenderà il suo cammino, che si stipulino delle convenzioni (che significa pagare dei privati per servizi resi allo Stato) con il Movimento per la Vita perchè dei membri di quest’associazione, che non si possono definire volontari a questo punto, entrino nei consultori e parlino con le donne che richiedono un’interruzione della gravidanza, fin dal primo momento.

Quest’associazione ha nel suo statuto la lotta alla legge 194/78, ed è quindi evidente qual’è lo scopo di parlare con le donne, non certo ascoltarle, in un momento così difficile.

Le donne, come tutti i cittadini, hanno facoltà di incontrare i movimenti confessionali quando vogliono. Possono andare in chiesa, parlare con il parroco, andare nei centri d’ascolto, nei centri per la vita. Hanno però anche a loro disposizione lo Stato laico, nel senso che rispetta tutti i modi di pensare e tutte le ideologie, nell’ambito delle leggi del nostro paese.

E’ chiaro che questa presenza imposta corrisponde in pieno all’attacco generale da parte delle forze oscurantiste ai diritti elementari di gestione del proprio corpo delle cittadine e dei cittadini italiani.
Non una battaglia amica delle donne, che cerchi di aiutarle a trovare lavoro quando restano incinta, se desiderano tenere il bambino. Non un’iniziativa che magari volontariamente vada a casa ad aiutarle quando sono oberate dalle faccende, dalla mancanza di scuole materne, dagli anziani da badare.

Le leggi che il centrodestra vara ribadiscono che deve essere la famiglia (leggi la donna) a guardare i bambini, assistere i malati, seguire gli anziani.

Se la donna non lavora tanto meglio, ha già così tanto da fare. E, dulcis, anzi amaro in fondo, se resta incinta per errore e cerca di interrompere la gravidanza perchè i figli che ha sono già troppi, oppure non ne vuole, o vuole finire di studiare, o ha problemi sul lavoro, o insomma, sono affari suoi, ecco che un aderente del Movimento per la Vita, pagato con i soldi pubblici, le ricorda che è peccato mortale e che non lo deve fare, piuttosto lo deve dare in adozione, peccatrice pentita, come le ragazze che, dopo essere state dichiarate perdute, stavano in specie di celle al Buon Pastore di Roma, che in modo simbolico oggi è la sede della Casa Internazionale delle Donne.

Le donne sono costrette a lottare, ancora una volta, per il loro diritto all’autogestione, per sottrarsi a chi chiede il controllo del loro corpo e possibilmente anche della loro mente.

Sarà un caso se i canali Mediaset battono in maniera così ostinata sui miracoli, tanto da fare delle dispense periodiche sulle apparizioni della Madonna?

Forse la religione non è l’oppio dei popoli, e certo ognuno ha diritto alle proprie posizioni spirituali, ne siamo convinti. Però a volte rischia di diventare l’olio di ricino delle donne.

La pillola dei cinque giorni dopo: un’utopia, in Italia?

Pubblichiamo questo articolo che potete trovare sul blog del gruppo di donne Me-Dea di Torino.

Dopo che il Consiglio Superiore di Sanità ha espresso parere favorevole in merito all’introduzione in Italia di EllaOne, la cosidetta pillola dei cinque giorni dopo, Eugenia Roccella, sottosegretaria alla Salute, ha già posto il primo “paletto” al suo utilizzo..

Questa storia ci suona familiare… buona lettura.

Leggi tutto “La pillola dei cinque giorni dopo: un’utopia, in Italia?”