La sentenza del TAR spalanca le porte al Movimento Per la Vita: noi non ci stiamo!

E’ di qualche giorno fa la sconcertante notizia della bocciatura del ricorso al Tar presentato contro la Delibera della Giunta regionale che prevede l’ingresso dei volontari del movimento per la vita all’interno dei consultori; ma ancor più assurde sono le vergognose motivazioni con le quali esso è stato respinto. Così recita infatti un estratto della sentenza del tribunale regionale piemontese: ”Le donne non hanno interesse a ricorrere perchè né gravide né già madri”.
Con queste poche parole viene negata qualsiasi forma di autodeterminazione e possibilità di giudizio; come se per essere sicure di voler praticare un’interruzione di gravidanza sia necessario aver avuto almeno un’esperienza di maternità e quindi ”essere consapevoli” della propria scelta.
Non riusciamo a spendere più di qualche riga per commentare queste labili motivazioni che inquadrano la figura della donna sotto un aspetto esclusivamente riproduttivo e la ritraggono come un soggetto privo di autonomia.
Qualcosa di più si potrebbe invece aggiungere su ciò che questa sentenza sta putroppo mettendo in luce; un disegno molto più ampio che comprende diverse regioni italiane, dalla Lombardia al Lazio, e che sfocia in un progetto unitario pronto a riversare nelle nostre città svariati movimenti e volontari pro-vita.
Un’altra incredibile invenzione accompagna poi la Delibera; lo stanziamento di un fondo mensile di 250 euro per le donne che rinunciano all’interruzione di gravidanza, fondo che le madri potranno ”spendere secondo le necessità concordate con il consultorio”. Un fondo che, in tempo di crisi e con tagli alle politiche sociali e ai servizi pubblici causati dalla mancanza di denaro, risuona bizzarro alle orecchie dei più.
Se il governatore leghista Roberto Cota insieme alla vice-capogruppo del Pdl Augusta Montaruli non possono che commentare positivamente il fatto che il loro cammino in difesa della vita possa proseguire, noi sottolineiamo ancora una volta come il loro operato all’oggi sia la più estrema delle violenze sul corpo delle donne e che non sarà la bocciatura del ricorso a farci fermare; scenderemo in piazza per ribadirlo l’8 marzo, così come ogni giorno, senza smettere mai di lottare.

in risposta al servizio del tg1 (1/03/2011 edizione 20,30) sulle spaccature del “fronte del 13 febbraio”

Nell’edizione delle 20,30 del tg1 del 1/03/2011 andava in onda un servizio che annunciava  la spaccatura del comitato se non ora quando e del “fronte” delle donne del 13 febbraio. Il servizio faceva riferimento alla moltiplicazione di iniziative previste per il prossimo 8 marzo. in particolare al corteo indetto a Roma (h 18 piazza Bocca della verità) dalla rete di donne,  studentesse, precarie, migranti, femministe, lesbiche, che lo scorso 13 febbraio hanno attraversato Piazza del Popolo e il centro di Roma in corteo selvaggio fino a palazzo Montecitorio.

Un milione di donne, migliaia di collettivi, laboratori, singole, gruppi informali, progetti territoriali hanno partecipato le piazze del 13 febbraio e in molte stanno progettando come dare continuità allo spazio che tutte insieme abbiamo aperto.

Non c’è alcuna volontà contrappositiva tra il corteo e la piazza lanciata dal comitato romano Se non ora quando. C’è la presa d’atto che la ricchezza espressa dalle donne il 13 febbraio sia la vera forza di questa mobilitazione, e che questa ricchezza non necessariamente debba trovare una sintesi o seguire delle linee guida per essere efficace. C’è la convinzione che il problema al fondo sia l’assenza di un confronto con la pluralità dei percorsi attivi da anni sui territori. Confronto che vorremmo rilanciare a chi vorrà raccoglierlo già nell’immediato dopo 8 marzo.

Parlare di spaccatura e contrapposizione è un’affermazione arbitraria e infondata, che contraddice nella sostanza la realtà delle cose. Non siamo un fronte, tanto per cominciare, perchè non abbiamo obiettivi minimi ma l’ambizione di trasformare condizioni di vita sempre più misere e umilianti per le donne, italiane e straniere, che vivono in questo paese.

Per questo saremo di nuovo in corteo martedi 8 marzo. Per portare di nuovo nelle strade di Roma la nostra indignazione per le politiche del governo contro le donne, ribadite dal pacchetto Sacconi; la nostra rabbia contro le politiche securitarie e anti-immigrati della giunta Alemanno che ancora una volta usa gli stupri con cinico opportunismo, dimenticando che l’80% delle violenze si consumano nelle case nell’indifferenza delle istituzioni; da una sponda all’altra del mediterraneo la nostra gioia di vivere costruisce ponti .

buon 8 marzo a tutte!

8marzo: Riprendiamoci le nostre vite indecorose e libere! – CORTEO NOTTURNO

Negli ultimi mesi un’energia nuova e dirompente è emersa dalle mobilitazioni delle università e dei precari, dalla resistenza degli operai e dei migranti, fino a giungere alle ribellioni dell’Egitto e delle coste del Mediterraneo.

E’ un grido di rivolta che denuncia un sistema sociale ingiusto e si rifiuta di pagarne i costi.

Il 13 febbraio scorso noi donne ci siamo opposte alle politiche che soffocano le nostre vite e che hanno portato al progressivo restringimento dei nostri diritti e dei nostri spazi di libertà. Abbiamo attraversato piazza del Popolo, invaso le strade di Roma e ci siamo spinte fino a Montecitorio per “restituire al mittente” le leggi contro le donne approvate negli ultimi anni dai governi sia di centrodestra che di centrosinistra: le dimissioni in bianco, il collegato lavoro, la legge 40 sulla procreazione assistita, l’innalzamento dell’età pensionabile, il pacchetto sicurezza e tante altre.

Anche l’8 marzo vogliamo riportare in piazza la stessa voce e, con lo stesso linguaggio impetuoso, rimettere al centro la questione della redistribuzione delle ricchezze: tra chi fa i profitti e chi sta pagando questa crisi, tra chi possiede palazzi e chi non ha casa, tra chi si giova di stipendi milionari e chi non ha un lavoro.
Vogliamo contestare chi mette in discussione la nostra autodeterminazione saturando le strutture pubbliche di obiettori di coscienza, limitando la diffusione della pillola RU486 o sostenendo la privatizzazione delle strutture sanitarie come i consultori (vedi la proposta di legge Tarzia per la regione Lazio), luoghi che noi invece vorremmo reinventare partendo dai nostri attuali bisogni.

Vogliamo ribellarci a una cultura e a un immaginario usati per controllare e disciplinare i nostri corpi e la nostra sessualità. Dal lavoro alla sanità, infatti, l’unico ruolo legittimato per le donne è quello di moglie e madre. Eppure spesso nel momento dell’assunzione ci vengono fatti firmare fogli di “dimissioni in bianco” che il datore di lavoro potrà tirar fuori nel momento in cui dovessimo dichiarare di essere incinte.

Viviamo nel Paese della doppia morale, dove l’unico modello accettato e promosso è la famiglia eterosessuale, quella stessa famiglia in cui, come le statistiche ufficiali ci raccontano, avvengono la maggior parte delle violenze sulle donne attuate da mariti, compagni e padri. E’ anche per questo che rifiutiamo la precarietà: perché ci obbliga a dipendere economicamente e culturalmente da un modello relazionale che ci impedisce di poter scegliere dove, come, quando e con chi essere o NON essere madri.

Eppure la stessa retorica familista che dichiara di promuovere e sostenere la genitorialità, di fatto ne ostacola la possibilità a lesbiche, single, gay, trans e a tutti quei soggetti che sfuggono alla norma eterosessuale e cattolica. Ed è sempre la stessa logica che da un lato stigmatizza e criminalizza le sex workers attraverso pacchetto sicurezza e campagne moraliste e sul “decoro”, e dall’altro ne fa un uso “spettacolarizzato” e strumentale al piacere maschile diffuso all’interno dei Palazzi del potere, ma non solo.

L’8 marzo scenderemo in piazza anche per smascherare le politiche razziste di questo governo che sfrutta il lavoro di cura svolto per la maggior parte da donne migranti e contemporaneamente le trasforma in “pericolose” protagoniste dell’“emergenza immigrati” oppure le priva della libertà e le rende vittime di violenze nei CIE.

Per tutte queste ragioni saremo in piazza l’8 marzo, per rivendicare diritti e libertà, perchè i nostri desideri non hanno né famiglia né nazione, noi non siamo “italiane per-bene”: siamo precarie, studentesse, lesbiche, trans, siamo donne che rifiutano il modello di welfare familistico, nazionalista, cattolico ed eterosessista.

Vogliamo riappropriarci delle nostre voci e dei nostri corpi e anche delle strade, della notte e delle nostre relazioni: rivendichiamo diritti, welfare e autodeterminazione.

Siamo tutte DONNE in CARNEvale e OSSA!!
L’otto… m’arzo e m’arivolto!

CORTEO NOTTURNO – MARTEDì 8 MARZO 2011
Partenza ORE 18 – Bocca della verità – Roma

Promuovono: Centro Donna Lisa – Donnedasud – le Facinorosse – Infosex Esc – Lucha y Siesta Action-A – le Malefiche – la Meladieva – le Ribellule – SuiGeneris

Aderiscono: Comitato donne 100celle e dintorni – Ladyfest Roma – Tuba libreria delle donne – donne di classe – Rivista noidonne –  Cooperativa sociale Befree, contro tratta, violenze, discriminazioni – Donne di Sinistra Critica – Assemblea cittadina Casa Internazionale delle Donne – Donne in nero di Roma – Zeroviolenzadonne.it – All  Reds Girls – StregheperSempre –  UDI Monteverde – le compagne di sinistra ecologia e libertà di Roma – Mujeres Libres Bologna – controviolenzadonne.org – Comitato Madri per Roma città aperta – Sud De-Genere – Forum donne socialiste – Maude Lavoratrici dello spettacolo – centro antiviolenza di viterbo – Coordinamento Lesbiche Romane – ADBI – ass. donne brasiliane in italia – Martedì autogestito da Femministe e Lesbiche (MFLA) – collettivo cime di queer – QueerInAction – Loa Acrobax  – Strike spa – Escatelier – Anomalia Sapienza – ReteLettere Roma3 – ateneinrivolta – Link Roma – Angelo MAi – Action Diritti in movimento – Csoa Corto Circuito – Associazione Ya Basta Moltitudia Onlus – Inquelposto, Ladispoli – csoa Spartaco – csoa  La strada – A Sud – Assemblea di medicina (Sapienza) – LabPuzzle!welfareinprogress – Forte prenestino – S.U.R.F.- Scuole e Università in Rete per la Formazione – Consulta dei Consultori di Roma – Associazione Nazionale Archeologi

www.riprendiamociconsultori.noblogs.org/
Per info e adesioni : lottotuttolanno@gmail.com

 

Comunicato: la legge Tarzia è una violenza contro le donne

Il 25 novembre 2010 durante la giornata internazionale contro la violenza sulle donne abbiamo scelto di far sentire la nostra voce, presenza e lotta in tutti i luoghi di conflitto, le manifestazioni e i
cortei che hanno attraversato la città di Roma: dal presidio di donne davanti alla Regione Lazio, al corteo dei Movimenti Uniti contro la crisi,dalla protesta studentesca contro il DDL Gelmini al Consiglio Municipale del III Municipio dove stanno approvando una mozione a
favore della legge Tarzia e al presidio a Piazza Trilussa contro i C.I.E.
Le donne, i collettivi femministi, i comitati di donne e sindacati riuniti nell’Assemblea permanente delle donne contro la proposta di legge Tarzia hanno manifestato il 25 mattina di fronte alla Regione Lazio dove il 24 novembre è iniziata la discussione sulla proposta di
legge Tarzia sui Consultori .
Durante il nostro presidio, sono arrivati una decina di ‘provocatori non autorizzati’ appartenenti al Forum delle associazioni familiari del Lazio e, tra gli altri, l’Alleanza evangelica italiana capeggiati dalla stessa Olimpia Tarzia con cartelli a favore della proposta di legge e inneggiando alla famiglia hanno provato a disturbare la protesta ma sono stati cacciati dalla piazza.
Le donne con questo vogliono ribadire che gli antiabortisti e movimenti per la vita non sono ben accetti e non avranno alcun spazio nelle piazze, nei consultori e nelle strutture pubbliche.
Una delegazione di 15 rappresentanti delle diverse realtà presenti sotto la Regione Lazio, tra cui anche due compagne, sono entrati in Regione. Attendendo un colloquio con la presidentessa della Regione Lazio Renata Polverini.
La nostra lotta non si ferma e continuerà fino a che la Legge Tarzia non verrà definitivamente ritirata.

Collettivi femministi e donne contro la legge Tarzia.

Le donne non ci stanno!

11.11.10

Oggi, di fronte all’approvazione da parte del IV Municipio di un ordine del giorno a sostegno della proposta di riforma dei consultori presentata alla Regione Lazio dall’onorevole Tarzia, che vuole trasformare i consultori in succursali delle sacrestie, dando soldi ai privati e introducendo le associazioni cattoliche antiabortiste all’interno, le donne del IV municipio hanno dato una prima risposta alla cricca integralista che coniuga affari e politica sul corpo delle donne.

CONSULTORI LIBERI, PUBBLICI E GRATUITI

LE DONNE DEL IV MUNICIPIO

Donne contro la legge Tarzia e contro le sue firmatarie

COMUNICATO STAMPA:

Ccontestazione a Isablla Rauti alla Festa del Cinema a Roma, nella giornata sulla salute delle donne

LA PROPOSTA TARZIA NUOCE GRAVEMENTE ALLA SALUTE DELLE DONNE

La Rauti, come seconda firmataria, contribuisce a minare il diritto alla salute delle donne. Nonostante l’apprezzabilità di un’iniziativa di sensibilizzazione sulla prevenzione del tumore al seno, contestiamo fortemente la presenza di Isabella Rauti che perde qualsiasi legittimità a parlare di salute delle donne, essendo la seconda firmataria della Proposta di Legge Tarzia, che farà sparire i consultori pubblici dalla Regione Lazio.

I consultori, presìdi sanitari di base fondamentali per la salute -dove si effettua, ad esempio, lo screening per i tumori- saranno trasformati in enti privati di tutela della famiglia, gestiti non più da personale sanitario ma da fantomatici comitati di bioetica, privi di competenza medica.

Questo avviene mentre il Governo con la legge di stabilità 2011 taglia  il contributo per la  ricerca per il settore della Sanità pubblica – da 91,9 milioni a 18,4 milioni di euro –  e taglia del 43,2% lo stanziamento per il ministero della Salute – dal miliardo e 259 milioni di euro del 2010  verrano tolti 957 milioni.

Contestiamo questa proposta di legge in cui la donna e il diritto alla salute lasciano il posto a dogmi e ossessioni varie di matrice religiosa.

Il coordinamento delle donne contro la Proposta di Legge Tarzia.
Roma, 29 ottobre 2010